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simonebellis
22 gennaio 2010

l'Italia dei giovani e l'Italia dei vecchi

Questa è una copia di una lettera che sto cercando di far pervenire a chi fa informazione in maniera indipendente e onesta. La pubblico a seguito, come primo post del mio nuovo blog.

Sempre più frequentemente abbiamo occasione di vedere come l'Italia sia un paese che viaggia a più velocità, siano esse dovute ai treni, ai ceti sociali, differenze generazionali o regionali. Credo che sia in questo che vada ricercata l'incapacità del popolo italiano di agire come di fatto ci si aspetti faccia una popolazione. In Italia troviamo anziani che ancora cercano di mantenere vivo il ricordo della seconda guerra mondiale e periodo immediatamente successivo, giovani che cercano la libertà in internet o addirittura all'estero, immigrati trattati da schiavi, e non molto lontano un'opulenza che farebbe impallidire un monarca.
E' innegabile, queste differenze esistono, e ci dividono, anche a livello ideologico. Legittimo governo o dittatura, protesta o eversione? Mi rivolgo a chi ancora fa informazione - scrivendo ancora intendo nonostante e continuamente. Spesso viene lamentata una informazione carente, falsa, e volutamente faziosa. E' vero, ma non basta come spiegazione. Grandi sforzi vengono fatti per diffondere notizie, e come obiettivo ultimo, donare consapevolezza e giudizio critico agli informati. Ebbene, questi sforzi producono certamente dei risultati, ma spesso per ogni passo avanti se ne fa uno indietro. Come mai esiste tanta refrattarietà alla diffusione dei fatti? Esiste più di un motivo ovviamente, e parlerò dopo di quelli emotivi o sociologici, per iniziare da quelli di mera contingenza. Esiste una forte monopolizzazione dei canali informatici, e si tenta di penalizzare invece canali liberi ed efficaci, come la rete. Questo lo sapete già, altrimenti molti di voi avrebbero lavorato su autorevoli quotidiani, invece che imparare a forza le virtù del web. Non basta. Questo è, di fatto, il primo problema percepito da chi informa e dall'utente smaliziato. Questo è il problema che vede chi guarda con occhi bene aperti, di chi è consapevole. Non mi vergogno a dire che, se ora mi considero tra queste persone, è vero anche che non sono sempre stato così. Per fortuna, mi ricordo ancora cosa vuol dire guardare ai fatti attraverso lenti che altri hanno creato per noi. L'immagine è distorta, le parole si confondono tra loro. Ecco quindi contro cosa si combatte oggi: un dizionario riscritto. Quello che i nostri nonni chiamavano lotta, oggi è una volgare rissa. La giustizia viene fatta passare come boia, addirittura usando un termine che definisce un valore ideale per definire una presunta casta. Insomma, potrei continuare per ore, citando esempi di come l'accezione corrente di una parola sia diversa dal suo significato sul dizionario. Come si fa a parlare con persone che, di fatto, parlano una lingua differente? Come si fa a definire un ideale, come la succitata giustizia, quando un vero sinonimo non esiste? Privati del significato universale di questo termine, siamo costretti a usare una parafrasi. Con buona pace del linguaggio schietto e immediato. Qui sta il problema, è una nuova Babele. La voce raggiunge le persone, ma spesso non capiscono. D'altra parte, come potrebbero? I diffusori dei concetti sono tanti e cattivi, o incapaci, e ovunque ci si volti tutto è diverso da noi. Per questo l'Italia è duplice, e anche di più. Dove una persona si gira, vede l'altro da sè (con paura spesso). Nero, giallo, giovane, vecchio, ricco, povero, destra, sinistra. Ci insegnano a registrare solo due pensieri: nemico, paura! Eccoci quindi all'Italia dei giovani e dei vecchi, e di qualunque altra discriminante seria o stupida ci possa venire in mente. Un'applicazione, più o meno consapevole, del concetto "dividi et impera". Hanno sciolto i cani, e questi stanno in televisione, abbaiando in continuazione: "male", "diverso", "terrorismo", "crimini", "morte". Abbaiano, e abbaiando ci inducono a incassare la testa nelle spalle, guardare dritto avanti a noi, a sentire quel prurito sulla nuca che ci fa sentire in pericolo. Gli altri comunque, non possono capire i nostri problemi. Sono diversi.
Questo è il contesto in cui i comunicatori indipendenti (eversivi, per alcuni) si trovano a lavorare. Ecco la grande sfida di chi si trova oggi a dover informare, e anche far politica. Perchè la politica è una cosa da cui nessuno può prescindere. Politico è ciò che attiene alla città, alla comunità in cui viviamo. Il nostro stesso comportamento individuale è una scelta politica, dare del lei o del tu, per esempio. Quanto invece sembra distante dalle persone la politica, una specie di teatrino allegorico interpretato da tristi figuri stanchi che si mascherano da dei dell'Olimpo, calzando allori di cui si incoronano a vicenda.
I vecchi non ci capiscono più nulla, i giovani non ci hanno mai capito niente. Manca la storia contemporanea, l'informazione di oggi. Chi non ha le basi, chi non ha aggiornamenti. Eccoci dunque al gran finale, dove gli Italiani indietreggiano in maniera diffidente dalla politica, dalla Repubblica, abbandonando così la vita comune e la cosa che a tutti appartiene, lasciando tutto in mani di quei personaggi cui si rifiutano di essere accomunati. E' una vera resa questa, delle armi e dei beni. Professare il non voto come soluzione non è credibile, non in un sistema così autoreferenziale. Gettiamo così l'unica arma del cittadino, al pari di un professore che, rifiutandosi di correggere pessimi temi, lasci la libertà agli alunni di auto giudicarsi. Ritirarsi dalla vita pubblica non è altresì una soluzione. La vita pubblica è una nostra proprietà, anche quando non la vogliamo, tanto quanto un'appendice del nostro corpo. Viviamo in un enorme acquario, ovunque andiamo dobbiamo nuotare tutti nella stessa acqua. Non ci possiamo salvare isolandoci, come in una specie di rappresentazione moderna de La maschera della morte rossa. Casa nostra non finisce sull'uscio, arriva fino a Roma, al Parlamento, dove amministratori da noi pagati dovrebbero fare un buon lavoro e rendere onore alla nazione che rappresentano. In altri paesi la politica è sinonimo di grandi sfide e di prestigio, da noi di torbido, arretratezza. I nostri giovani credono che i limiti di incapaci e persone in malafede siano i limiti ragionevoli della politica reale, ma non è vero. Informarsi però, è diventato impegnativo quanto un lavoro. Lo so per esperienza personale, per capire qualcosa in questa Babele ci va molto, molto impegno.
Mi rivolgo quindi ai grandi comunicatori, grandi per impegno e non per i mezzi a disposizione, di far sentire l'appello di questa generazione. Aiutateci a capire, dateci motivo e stimolo per pensare criticamente. Non ci hanno tolto le armi per combattere, ci hanno tolto una causa per cui combattere. Non c'è onore che non venga deriso, ideale che non venga calpestato, ragione che non sia relativa. Esiste una nuova leva, ma non è in grado di radunarsi a difendere il benessere di questo paese, perchè dove c'era una voce hanno alzato la musica, dove c'era una bandiera ne hanno aggiunte altre, con tanti colori simili che ci confondono.
Io so che è questo che oggi direbbero molti giovani, se trovassero le parole per farlo. Per fiducia mal riposta e leggerezza, si trovano tra le mani un'eredità stuprata e zuppa dei fetenti residui fisiologici di chi ha condotto una vita vigliacca, disprezzando praticamente ogni cosa. Tutto questo perchè già una volta l'Italia è stata affidata a personaggi orrendi, e ora non si concepisce neppure che possa esistere un'alternativa. Aiuto. Serve aiuto da chi sa, da chi vuole almeno tentare. Serve uno sforzo in più per tendere la mano a chi non riesce proprio a uscire dalla grotta in cui ci hanno ficcati a forza. Aiutatemi a far circolare la voce, a ridare la capacità a questo paese di sostenere degli ideali, di rispettare quelli altrui che non ci fanno del male, e di tradurre la buona volontà in pratica. Per favore.
E' da poco che ho deciso di passare dal ricevere al dare. Entro in politica, nel mio piccolo, per dimostrare che si può razzolare bene. Non ne avevo minimamente voglia, ma che ci crediate o no, prendo questo impegno lo stesso. Mi imbarazza il non aver agito prima. Ora è necessario parlare a chi non sa ancora, andare oltre a quelle persone (encomiabili) che hanno gli occhi ben aperti.
Grazie ancora per l'aiuto. Ricordiamo a tutti che non è vero che i nostri sforzi non verranno mai ripagati. Ce lo vuole far credere chi ha tutto da perdere, chi ha paura del confronto.

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