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Tutti ricorderanno le manifestazioni dell'Onda studentesca, che per un po' hanno tenuto banco nei vari notiziari e giornali. Gli studenti hanno dipinto un futuro a tinte fosche per la scuola, ove la riforma Gelmini fosse stata approvata così come è stata proposta.
Tra gli aspetti più contestati della riforma il taglio dei fondi era sicuramente in pole position. Ogni struttura ha affrontato la riduzione del budget come ha potuto, secondo capacità e intenzioni degli organi dirigenti. Oggi però assistiamo ai primi evidenti segnali di disfunzione. 
In provincia di Padova svariati istituti, tra superiori e inferiori, si trovano impossibilitati a coprire i costi relativi al personale. Insegnanti, bidelli, e soprattutto supplenti, che sono una sorta di incognita di spesa per le strutture scolastiche, in alcuni casi non percepiscono stipendio da gennaio. Gli insegnanti in certi casi si rifiutano di fare supplenza, perché sanno che quelle ore non gli verranno mai pagate. 
Risulta evidente che le opzioni a disposizione degli istituti per rimediare al problema non sono granché. Come prima cosa i minorenni necessitano di un tutore idoneo per legge che li tenga in custodia, e non meno importante è l'istruzione che devono ricevere in tali ore. L'accorpamento di classi può forse soddisfare il primo requisito, ma esistono dei limiti legali e oggettivi entro cui si potrebbe ricorrere a questa soluzione.
In certi casi si è ricorsi a un finanziamento da parte dei genitori degli studenti per coprire queste spese. 
In pratica, il denaro che normalmente i genitori destinano a gite o qualsivoglia attività formativa aggiunta, verrebbe destinato a coprire i debiti, e in alcuni casi è già successo.

Risulta quindi evidente in maniera lampante il conflitto tra le azioni di governo e l'articolo 34 della Costituzione, che dovrebbe garantire istruzione gratuita almeno nel periodo dell'obbligo. 
Si aggiunge il fatto che, se non si dovesse rimediare immediatamente alla situazione corrente, si verrebbe a creare una disparità oggettiva, condizionata dalle risorse dei singoli nuclei familiari, in base cioè a quanto essi possano venire incontro alle esigenze economiche dei vari istituti.
Il perdurare di questa situazione determinerebbe quindi una violazione dell'articolo 3 della Costituzione, che sancisce uguaglianza di trattamento per tutti i cittadini, a prescindere da opinioni e condizioni fisiche o sociali.

Pubblicato il 17/4/2010 alle 19.17 nella rubrica diario.

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